Proprio così, i brand parlano e non lo fanno tutti allo stesso modo. Ogni azienda ha un’identità e dei valori, e per esprimerli utilizza il suo personale tono di voce in tutta quella che è la sua comunicazione, online e offline.
Il tono di voce (ToV), infatti, rende un brand unico e riconoscibile, definendone la personalità attraverso i testi, a tal punto da distinguersi completamente dai concorrenti.
Trovare l’identità verbale più adatta è certamente un percorso lungo e delicato, che comporta diversi rischi. Prima di tutto, un errore nella scelta del tono di voce da utilizzare può condurre a un posizionamento sbagliato del brand sul mercato, che a sua volta, produrrebbe una profilazione sbagliata del target: in altre parole, ci troveremmo di fronte a un brand che comunica in maniera sbagliata a un pubblico non interessato.
Se invece, il tono di voce è ben allineato con gli obiettivi aziendali, il messaggio arriverà dritto al target giusto, che risponderà in maniera positiva alla comunicazione.
Come si fa a capire, dunque, se abbiamo scelto il tono di voce giusto per la nostra azienda? Scopriamolo insieme!

Caldo o freddo? (No, non stiamo parlando di clima)

Il linguaggio che adottiamo e le parole che includiamo nel messaggio contribuiscono a dare una precisa personalità al brand.
I toni di voce che si possono utilizzare sono diversi, rispecchiano un particolare stato d’animo e coinvolgono differenti fette di mercato.
Istituzionale, colloquiale, ironico e così via: ogni azienda deve sceglierne uno, e solo quello dovrà utilizzare per i suoi testi nei vari canali di comunicazione.
Possiamo distinguere due macro-categorie che racchiudono le diverse tipologie di ToV: toni freddi e toni caldi.
Un tono freddo, ad esempio, viene usato principalmente dalle Istituzioni Pubbliche. Asciutto e distaccato, non si apre affatto al dialogo.
Al contrario, un tono caldo fa leva sull’empatia, sulle emozioni e sul vissuto del cliente. Sincero e concreto, riesce ad avvicinare il brand alle persone, comunicando cura e attenzione e instaurando un dialogo.

Istruzioni per una corretta applicazione

Come abbiamo detto, il tono di voce è l’essenza di un brand, l’insieme dei suoi valori e ne riflette la personalità. Ecco il motivo per cui, quando un brand identifica per sé una voce non vera, che punta ai trend del momento piuttosto che alla sua vera natura, commette un errore madornale.
Il ToV non può che essere genuino, autentico, puro. Non può che richiamare quella determinata azienda e permettere alle persone di fissarla bene a mente.
Nel definire il tono di voce adatto al proprio brand è, dunque, fondamentale porsi delle domande ben precise. Come vogliamo che le persone ci percepiscano? Come vogliamo essere riconosciuti? Come vogliamo trasmettere i nostri valori? Come vogliamo distinguerci dai competitor?
A questo punto, si passa necessariamente all’analisi del target e allo studio degli obiettivi di marketing: teniamo bene a mente che il ToV deve essere aderente agli obiettivi dell’azienda.
Una volta identificato il tono di voce che più si adatta alla propria attività, si attuano immediatamente strategie di copywriting mirato per usare il mezzo di comunicazione per eccellenza: le parole. Ma attenzione a rimanere coerenti nello stile e nell’approccio comunicativo sui vari media: tutti i copy e i canali di comunicazione veicolano un messaggio e dunque un’identità.

Parola d’ordine: emozionalità

Oggi, il modo di comunicare è profondamente cambiato. Dopo anni di una comunicazione aziendale piuttosto statica e autoreferenziale, il cliente sente la necessità di essere coinvolto. Siamo passati da un consumo più razionale a ciò che viene definito marketing esperienziale.
La comunicazione si è evoluta per diventare specchio proprio di quelle emozioni che i consumatori ricercano e in cui vogliono immedesimarsi. Ecco perchè la comunicazione empatica, quella che risveglia la componente affettivo-emozionale nel cliente, non è davvero più un’opzione. È indispensabile se vogliamo consolidare non soltanto l’esperienza di marca ma i suoi processi nella memoria del consumatore. In poche parole, i brand devono essere “emozionali” e grazie alle emozioni costruiranno relazioni solide con i consumatori.